Nel Palazzo Zevallos Stigliano il rientro di una collezione principesca - L'Escargot
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Nel Palazzo Zevallos Stigliano il rientro di una collezione principesca

In una città luccicante e vestita a festa, ho appena visitato la mostra Rubens, Van Dyck, Ribera. La collezione di un principe, che Le Gallerie d’Italia – Palazzo Zevallos Stigliano, sede museale di Intesa Sanpaolo a Napoli, presentano fino al 7 aprile 2019.

È una preziosa esperienza, che invito a non perdere.

Innanzitutto, è un’occasione per visitare il Palazzo,  tanto più se non l’avete mai fatto.

Ideato da Cosimo Fanzago nel quarto decennio del Seicento, il Palazzo fu acquistato nel 1639 da Juan de Zevallos Nicastro, duca di Ostuni. Posto sulla vivace e trafficatissima -ora come allora- via Toledo, nel 1653 venne rilevato da Giovanni Vandeneynden, mercante e collezionista d’arte fiammingo, socio dell’ancor più noto Gaspar Roomer. Nel 1688, per questioni ereditarie, passò alla famiglia Colonna Stigliano per poi finire nelle mani di diversi acquirenti che ne hanno modificato negli anni struttura e decori.

Tra il 1898 ed il 1920 la Banca Commerciale Italiana acquistò l’intero edificio, rinnovandone la facciata e proponendo la monumentale scala marmorea ed il fascinoso lucernario vetrato. 

Va ricordato che nel Palazzo, nella collezione permanente, è custodito Il martirio di S. Orsola, l’ultima opera finora certa di Caravaggio.

La mostra, curata da Antonio Ernesto Denunzio, con la collaborazione di Giuseppe Porzio e Renato Ruotolo,  e la presenza come consultant curator di Gabriele Finaldi, ha il grande merito di riportare eccezionalmente a casa per la prima volta di nuovo insieme un gran numero di opere che formavano originariamente la collezione, la cui vasta portata influenzò il gusto e determinò la tendenza della pittura napoletana dell’epoca.

Le opere, provenienti dall’Italia e dall’estero, sono presentate con un solido impianto metodologico, esito di una precisa ricognizione documentaria sulla quale è stato impostato il lavoro di ricerca. Ben articolato anche il profilo espositivo, in una suggestiva penombra degli ambienti, tra interessanti spunti offerti dai pannelli, che fanno riecheggiare tutto il fascino della collezione e dei collezionisti, aggiungono precisazioni e mettono in guardia sulla difficoltà rilevata nella ricostruzione in ambito fiammingo, descritto in maniera vaga già all’epoca.

Il corposo inventario, infatti, stilato nel 1688 da Luca Giordano, registra tra gli oltre trecento dipinti, insieme ad opere di Brueghel, Caravaggio, Aniello Falcone, Luca Giordano, Jan Miel, Mattia Preti, Nicolas Poussin, Jusepe de’ Ribera, Salvator Rosa, Massimo Stanzione, Andrea Vaccaro, Anton Van Dyck, numerose nature morte e paesaggi di anonimi maestri fiamminghi.

Esplicativa di un preciso modo di simulare le altrui maniere da parte di Luca Giordano è la presenza in mostra di un falso Dürer (Norimberga, 1471 – 1528). Arrivando persino a contraffarne il monogramma «AD» e non solo in questo singolo caso, fu il pittore napoletano, infatti, come ben ricordano le fonti, a dipingere questa Guarigione dello Storpio, risultata dopo accurate analisi a raggi infrarossi datata e firmata 1653.

Memorabile, infine, per il tripudio dei colori e gli svolazzi delle sete cangianti, il Banchetto di Erode di Rubens, giunto a Ferdinando Vandeneynden dall’eredità Roomer e oggi conservato nella National Gallery of Scotland a Edinburgo.

 

Biglietto congiunto mostra e collezioni permanenti: intero 5 €, ridotto 3 €. Gratuito per convenzionati, scuole, minori di 18 anni, clienti e dipendenti del Gruppo Intesa Sanpaolo. Prenotazione obbligatoria per i gruppi e le scuole

Info: 800.454229

info@palazzozevallos.com; www.gallerieditalia.com

Da martedì a venerdì dalle 10:00 alle 19:00 (ultimo ingresso alle 18:30)

Sabato e domenica dalle 10:00 alle 20:00 (ultimo ingresso alle 19:30)

Chiuso il lunedì

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