Museo Casa di Goethe - Roma - L'Escargot
17301
post-template-default,single,single-post,postid-17301,single-format-standard,tribe-no-js,ajax_fade,page_not_loaded,,qode-title-hidden,qode_grid_1300,hide_top_bar_on_mobile_header,qode-content-sidebar-responsive,qode-child-theme-ver-1.0.0,qode-theme-ver-10.0,wpb-js-composer js-comp-ver-5.6,vc_responsive

Museo Casa di Goethe – Roma

Se fossi nata duecento anni fa, per quel fenomeno in cui mi piace perdermi che Jung ha chiamato sincronicità, avrei certamente incontrato Johann Wolfgang Goethe. L’ho conosciuto presto, appena adolescente, quando papà mi consegnò in un giorno qualunque un cofanetto verde e oro che ancora conservo, in cui erano raccolti i suoi scritti più densi.

Allora per me era un perfetto sconosciuto ma i miei occhi si arrampicavano tutte le sere su quelle pagine ruvide e dolcissime che mi svelavano i segreti della mia città. Napoli diventava la felicità, come un paradiso dove ognuno viveva immerso in una specie di ebrezza e di oblio di sé stesso.

 

Potete immaginare con quanta emozione, insieme alla mia amica Michela e alla nostra frizzante figliolanza, ho riavvolto il nastro del tempo e sono entrata nella Casa romana di Goethe, un tempo casa di Tischbein, suo amico artista che lo ospitò dal 1786 al 1788.

 

Frugando tra le stanze, guidati dalla gentile competenza di Dorothee Hock, mi sono ritornate in mente tutte insieme le sue giuste e appassionate parole sulle antichità romane, le meraviglie di Napoli, le criticità di Venezia e poi Firenze, Verona e la Sicilia. Sempre in bilico tra vizi e virtù. Quasi a voler ricordare a tutti che non c’è alcuna conoscenza autentica che non passi attraverso le emozioni.

 

Il suo Viaggio in Italia, come un salmo segreto, è esposto in una vetrinetta e ti invita ad essere letto, se non lo hai ancora fatto. Ci sono i suoi appunti carichi di entusiasmo, le sue note di spesa oculata (dove appaiono segnati persino le mance e la carità), lettere ufficiali e carte private di donne perse e appassionate.

 

E finalmente la sua finestra, immortalata dall’arte, da cui il suo sguardo senza lenti si muove e comincia a librare su Roma, sui suoi peccati di gola, d’ingegno, di amore e di libertà. Per poi raccontarceli.

 

Eravamo e siamo un popolo di peccatori, attiriamo milioni di turisti ogni anno per la bellezza dei nostri peccati. E, come ricorda Franco Arminio, coi poeti si fanno sempre peccati nuovi.

La Casa di Goethe è un luogo magico e protetto, che vi aspetta in via del Corso 18, a Roma. È aperta dal martedì alla domenica (10,00-18,00). Il biglietto intero costa 5 euro, il ridotto 3 euro, i bambini fino a 10 anni non pagano. Se volete muovervi con tutta la famiglia, c’è una family card a 13 euro. Alla mostra permanente si affiancano esposizioni temporanee. Andateci presto, dopo aver letto qualcosa del suo viaggio nella città eterna.

 

 

“Si trovano a Roma vestigia di una magnificenza e di uno sfacelo tali che superano, l’una e l’altro, la nostra immaginazione”.

Johann Wolfgang Goethe

1Comment

Post A Comment